Le sorti della guerra a Gaza sono cambiate?

In merito alla questione palestinese, il fronte occidentale sembra frammentarsi. Non solo alcuni stati europei hanno riconosciuto l’esistenza della Palestina come stato sovrano, aprendo ambasciate e dando il via a un serio impegno diplomatico in tal senso, ma è anche arrivato un mandato di arresto per il primo ministro israeliano. La motivazione alla base della decisione di Karim Khan, Procuratore Capo della CPI, sarebbe la convinzione che Bibi Netanvahu e Yoav Gallant, quest’ultimo Ministro della Difesa israeliano, siano responsabili di presunti crimini di guerra e contro l’umanità a Gaza e nella West Bank. D’altra parte, la CPI ha anche emesso dei mandati d’arresto nei confronti di alti esponenti di Hamas, il gruppo politico-militare che il 7 ottobre, con un’improvvisa invasione terroristica, diede il via al conflitto in corso.

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In Germania l’estrema destra fa agguati ai socialisti. Vi ricorda qualcosa?

In Germania l’estrema destra fa agguati ai socialisti. Vi ricorda qualcosa?
In queste ore arriva la notizia che Matthias Ecke, eurodeputato della SPD tedesca, è stato aggredito mentre affiggeva manifesti elettorali.
Poche ore prima a un altro attivista, questa volta dei Verdi, era accaduta la stessa cosa.
Tutto ciò è successo a Dresda, capoluogo della Sassonia, città in cui è forte la radicalizzazione del partito di estrema destra AfD (alleato della Lega in Europa).
Sulla vicenda è intervenuto anche il cancelliere Olaf Scholz, esponente di punta del SPD: “Non dobbiamo mai rassegnarci a tali azioni di violenza, a democrazia è minacciata da questo tipo di atti”.
“I semi gettati dall’AfD e da altri estremisti di destra stanno crescendo. I loro sostenitori sono ormai completamente disinibiti e apparentemente vedono in noi democratici una preda quando si tratta di esercitare i nostri diritti fondamentali. Una democrazia solida non può accettarlo. Lo Stato deve… CONTINUA QUI

Italia 25ª su 27 per i diritti.

🏳️‍🌈 Secondo i dati di QueerYouEu Research Report e riportati da @gayit, il nostro paese sarebbe 25esimo su 27 nell’UE in materia di diritti della comunità #LGBTQIA+. Un dato che ci pone ultimi tra i grandi paesi occidentali, davanti solo a Ungheria e Polonia.

🇪🇺 In particolare vengono prese in considerazione nove importanti votazioni al Parlamento Europeo. Il report mostra anche l’importante divisione politica del nostro paese mettendo in luce i partiti più o meno virtuosi. Tra le forze politiche che hanno sempre votato a favore troviamo: #PD, #M5S, #EuropaVerde, #ItaliaViva e #Azione. Al contrario, possiamo vedere come #FratellidItalia, #Lega e #ForzaItalia abbiano votato quasi sempre in modo negativo.

📌 Una situazione che ci pone davanti a un dilemma: continuare su questa strada o cambiare la situazione? Questo perché a giugno, nello specifico sabato 8 e domenica 9, andremo al voto per rinnovare la camera europea. I dati però parlano chiaro, i seggi italiani, che sono 76, andranno per la maggior parte proprio a quelle forze politiche che stanno affossando il nostro paese in materia di diritti.

📣 Secondo te c’è Speranza affinché la situazione cambi? Scrivicelo nei commenti!

Uniamoci sotto il nome di Schmit, l’unico avversario alla deriva estremista dell’UE.

Il mondo sta cambiando, in tutti gli ambiti: riscaldamento globale, nuove guerre, migrazioni di massa, rivoluzione digitale e tanto altro. In questo putiferio fatto di innovazioni, che se non domate a dovere potrebbero dare ragione a chi denuncia la loro pericolosità, anche la politica deve cambiare. E quale migliore occasione se non le europee di questo giugno?

Ne abbiamo avuto un esempio perfetto noi italiani, quando a settembre di ormai due anni fa il Parlamento veniva conquistato da forze di destra che di moderato hanno poco. 
Per continuare a leggere larticolo, clicca qui.

Una resa è una resa.

🇻🇦 Le parole del Papa sono inaccettabili! Come può qualcuno pensare che una resa incondizionata dell’Ucraina possa assicurare un futuro di prosperità agli ucraini? Il piano di Putin è semplice: sterminare il popolo ucraino. L’ha detto e ridetto più volte. 

📣 Mi sembra ormai chiaro che tante personalità del nostro mondo occidentale (conservatori americani, finti pacifisti e ora anche il Santo Padre) stiamo attuando un’operazione più politica che fattuale. Questo perché? Probabilmente la causa è la, giustificabile, esasperazione di tanti cittadini nei confronti della guerra. 

🇷🇺 Quello che però bisognerebbe fare è mettere le carte sul tavolo e spiegare come questo non sia uno dei tanti conflitti sparsi per il mondo, ma una guerra tra Occidente e oriente. Putin si è sempre espresso contrario al nostro stile di vita e c’è chi, nonostante tutto, gli dà ancora ragione. 

📌 Dovremmo tutti ricordare a Francesco che una resa è una resa, punto. Kiev e il suo popolo non si salveranno in questo modo.

L’ITALIA È UN PAESE DEMOCRATICO

Forse in Israele non funziona così, ma in Italia vige la libertà di parola. Se qualcuno vuole esprimere la propria opinione, specie su tematiche importanti come una guerra, è liberissimo di farlo. Purtroppo Alon Bar, l’ambasciatore israeliano in Italia, non è d’accordo. Il diplomatico ha espresso dichiarazioni molto dure nei confronti di Ghali e del festival di Sanremo in generale. Ciò a causa di quello che nell’ultima serata dell’evento ha detto il cantante. Una triste verità, di cui tutto il mondo è a conoscenza ma che non viene mai ribadita abbastanza: è in corso un genocidio nei confronti dei palestinesi. Il governo israeliano continua incessantemente a bombardare la striscia di Gaza uccidendo decine di migliaia di cittadini inermi. Un terrificante nazionalismo travestito da patriottismo, in cui si cerca di mascherare l’assurda volontà di occupare terre straniere con la difesa della nazione. Secondo AlonBar al festival sanremese non si dovrebbe parlare di politica, a meno che non si prendano le parti di Gerusalemme. Ma d’altronde cosa ci aspettiamo? Israele non assomiglia per niente a un luogo in cui liberi cittadini possano esprimere la propria opinione senza che ci sia una qualche forma di ritorsione. Qualcuno dica all’ambasciotore Bar che nessuno a Sanremo ha giustificato Hamas per gli attacchi del 7 ottobre, ma era ora che qualcuno prendesse le parti della Palestina sul più grande palco mediatico del paese.

Il finto socialismo del Nicaragua. Ecco come per gli interessi della Cina i cattolici vengono perseguitati.

Nicaragua, chiesa e cartelli messicani: ecco come la Cina fa la guerra agli Stati Uniti.

COSA STA ACCADENDO IN NICARAGUA?

Il Nicaragua è un piccolo paese che da solo sarebbe poco più che una provincia in quel disastro politico che è il Centro-America. L’attuale presidente, Daniel Ortega, è il leader del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN) che nel 1979 mise fine, con una rivoluzione in pieno stile socialista, alla dittatura filo-occidentale dei Somoza. Da lì in poi la storia del paese ebbe una caratura democratica con libere elezioni. Nonostante ciò l’ombra della possibile dittatura marxista a guida FSLN è sempre stata presente tra i membri delle istituzioni, anche se il partito ha governato con il sostegno del popolo e alternandosi a capi di stato di tutt’altra provenienza politica. Oggi il Fronte Sandinista governa dal 2007, avendo vinto regolarmente le elezioni presidenziali. Ma non è tutto rosa e fiori nel socialismo latino-americano, oggi il Nicaragua è una ‘democratura’, proprio come molti stati dell’est Europa. Le elezioni si svolgono e pure in piena regola, ma la repressione governativa è molto insistente. I liberali non riescono ad avere vita facile con un partito, il FSLN, che a mio avviso è tutto tranne che socialista. Naturalmente l’anti-americanismo è il principale perno della politica presidenziale. A colpi di embarghi e repressioni il Nicaragua si è sempre più avvicinato al nemico per eccellenza degli USA: la Russia.

E LA CINA?

Da ben 18 mesi Mosca non è stata più in grado di mantenere la propria egemonia nel Centro-America. Xi Jinping non ha aspettato oltre e si è subito fiondato sul piccolo staterello. Il Nicaragua in effetti offre una posizione strategica nella guerra fredda sino-americana. Il suo posizionamento, lontanto dal confine americano ma vicino a quello messicano, l’affaccio sia sull’Oceano Pacifico che sul Mar dei Caraibi, quindi sull’Atlantico, lo rende un crocevia del continente americano. E’ proprio qui che la Russia prima, e la Cina oggi, scaricano tonnellate di materie prime per la produzione del fentanyl (fonte: Formiche.net), trasportato negli States dai cartelli messicani, con cui avvelenano milioni di cittadini statunitensi. Perché il miglior modo per colpire un governo è attraverso il malcontento popolare, ieri con le bombe oggi con la droga.

COSA C’ENTRA LA CHIESA?

Da quando il Nicaragua si è avvicinato pericolosamente alla Cina, ha interrotto i rapporti con l’isola di Taiwan. Poco prima della decisione unilaterale di Ortega di non riconoscere Taiwan come uno stato sovrano, Taipei ha donato tutte le sue proprietà sul territorio alla chiesa cattolica, più precisamente all’ordine dei Gesuiti. Decisione azzeccata dato che il Nicaragua, in tendenza con la politica di una sola Cina, ha dichiarato come tutte le proprietà precedentemente di Taiwan, oggi appartengano a Pechino. Secondo voi come ha reagito il presidente Ortega al trasferimento dei beni nel paese da Taiwan ai Gesuiti? Ha reso formalmente illegale l’ordine, procedendo con il sequestro di tutti i suoi beni. Tipica mossa da stato democratico.

LA SITUAZIONE OGGI

Ad oggi in Nicaragua è in corso una vera e propria repressione nei confronti della comunità cattolica, tanto da attirare le preoccupazioni del Papa, che a marzo di quest’anno si è detto “triste e preoccupato”.

LE MIE CONSIDERAZIONI

Per quanto io sia agnostico e dichiaratamente anticlericale, non posso accettare che persone innocenti vengano perseguitate. Ancora peggio se per mere questioni politiche. In particolar modo da uno stato che solo sulla carta è socialista. Io come socialista europeo mi dico contrario alla democratura di Ortega ed esorto tutti i miei ‘compagni’ a giungere a questa conclusione.

Il BRICS si allarga ma l’Occidente non deve avere paura, almeno per ora.

Tra il 22 e il 24 agosto si è tenuto un vertice del BRICS che probabilmente avrà cambiato la storia del ‘secondo mondo’.

COS’E’ IL BRICS?

Il BRICS è un alleanza economica di 5 paesi: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica; di cui compongono l’acronimo. Sono considerate le principali economie emergenti del mondo, capaci un giorno di competere con l’Occidente, cosa che già sta avvenendo (vedi il caso della Cina). Il loro scopo è ridurre, se non eliminare, il controllo degli Stati Uniti sul mondo, creare una nuova moneta internazionale alternativa al dollaro, e creare un nuovo polo per controllare l’economia mondiale.

COS’E’ SUCCESSO NELL’ULTIMO VERTICE?

Nei giorni scorsi i cinque paesi si sono incontrati in Sudafrica, rappresentati dai loro presidenti, tranne la Russia per ovvi motivi. Al termine degli incontri è stato annunciato l’allargamento dell’alleanza a sei nuovi paesi, distribuiti uniformemente nei vari continenti. Si tratta di: Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

IL G7 DEVE TEMERE?

Il G7, l’alleanza dei ‘Grandi 7’ (Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Canada) non deve temere proprio nulla. I 5, ora 11, paesi sono troppo eterogenei. Non c’è alcun tipo di somiglianza culturale tra loro, per non parlare delle tensioni. Per esempio, sono noti gli ‘screzi’ tra Cina e India per il controllo dei territori posti sul loro confine. Senza naturalmente tener conto dello stato di guerra in cui versa la Russia, isolata a livello mondiale. Ovviamente non è passato inosservato l’invito rivolto ad alcuni paesi molto vicini all’Occidente, come l’Arabia Saudita o gli Emirati Arabi Uniti. Quindi con questo allargamento va anche a decadere l’uniforme ‘odio’ verso gli Stati Uniti che contraddistingueva il BRICS formato a 5.

COSA DEVE FARE L’OCCIDENTE?

Sicuramente il G7 deve continuare a dialogare con il BRICS, almeno per evitare situazioni come quella dell’Ucraina.

CHI GUIDA IL BRICS?

Potremmo dire che non c’è un leader all’interno dell’alleanza. Sicuramente il paese più potente del gruppo è la Cina, ma secondo vari esperti è vicina una stagnazione economica simile a quella del Giappone negli anni ’90 (qui per maggiori informazioni). Un modo per il dragone di dominare il mercato globale sarebbe puntare sullo Yen, la moneta cinese. Il problema è che non può essere ancora accostata al Dollaro e all’Euro, le monete con cui oggi avvengono gli scambi internazionali. Secondo Nelli Feroci, il direttore di Affari Internazionali, è plausibile un lancio internazionale della moneta tramite i paesi del BRICS (qui l’intervista su formiche.net). A mio avviso però sarà molto difficile date le già citate tensioni tra Cina e India, le principali economie dell’alleanza, lo stato di guerra della Russia e il moderatismo di Brasile e Sudafrica.