Come il governo si fa ricattare dai contadini

A marzo 2023 il governo Meloni ha deciso di primeggiare nel mondo. In che modo? Direte voi. Ha portato lustro e rispetto internazionale al nostro paese? Assolutamente no. Il 28 marzo è stato approvato un ddl che vieta la commercializzazione di prodotti animali provenienti da laboratorio. Il che riguarda carne, uova, latte, pesce ecc. Nel mondo sono solo tre i paesi che hanno deciso di intervenire nella vicenda mediante delle leggi: Singapore, a dicembre 2020; gli Stati Uniti, a giugno 2023; e naturalmente l’Italia. Il problema è che mentre noi abbiamo deciso di vietare a prescindere un prodotto che ancora non è nel mercato europeo, i primi due paesi hanno iniziato a produrlo. Questo spirito d’iniziativa meloniano sarebbe da ricondursi alla allora probabile legalizzazione della carne coltivata negli USA. Infatti, essendo uno dei principali paesi con cui l’Italia e l’Europa intrattengono relazioni commerciali, ci sarebbe stato il “rischio” di trovarci carne da laboratorio Made in USA sui nostri scaffali.

La motivazione ufficiale è che non ci sia abbastanza documentazione scientifica per poter dire che tale carne sia sicura, nulla di più falso. Ben due paesi l’hanno legalizzata e il dibattito è arrivato anche al Parlamento Europeo. Il problema è che la Meloni, o chi per lei, non ha considerato un piccolissimo particolare: in materia di cibo e farmaci è la UE ad avere la sovranità. Se l’Europa decide che la carne coltivata è sicura, l’Italia non può fare niente per impedirne la sua commercializzazione. Non può fare nulla che rispetti i trattati internazionali. Sicuramente può mettere delle dogane ai confini, ma ciò andrebbe contro il principio fondante dell’Unione: il libero scambio di merci, capitali e persone tra i paesi membri. Naturalmente la Meloni sa di questa cosa, tant’è che il ddl vieta l’import da pesi esterni all’Unione Europea. Se dovessero cominciare a produrre carne coltivata in Lussemburgo, potremmo effettivamente trovarla nei nostri supermercati. Questo nel rispetto dei trattati europei e addirittura della legge italiana.

Allora qual è il motivo per cui la carne coltivata è stata “vietata”? Beh la risposta è molto più semplice di quello che sembra. Per quanto l’Italia sia un paese leader del settore industriale e informatico, l’elettorato, in special modo quello di destra, è ideologicamente legato alla tradizione contadina. Per fare un esempio, la Coldiretti, la principale confederazione dei produttori italiani, ha ben 1,6 milioni di associati. Un numero che è 8 volte quello dei tesserati al partito della Meloni. Da aggiungere che mentre chi è iscritto a una formazione politica è legato a motivazioni assolutamente astratte, gli associati della Coldiretti lo sono perché fanno quello per vivere. Quindi è normale pensare che un allevatore possa essere contrario alla legalizzazione di un processo che metta in pericolo la sua azienda. Al contrario, non è normale che un Presidente del Consiglio arrivi a limitare il diritto del libero scambio delle merci. Un conto è impedire a una specifica azienda di commerciare uno specifico prodotto, ben più grave è cercare di limitare la presenza di una intera categoria.

A dimostrazione di questa tesi ci pensa la Coldiretti stessa che, meno di due mesi fa ha cercato di provocare una rissa con i leader di +Europa, che della legalizzazione della carne coltivata ne fa una delle sue principali lotte politiche.

A mio avviso il modo in cui gli imprenditori in questo paese riescano a influenzare il governo è vergognoso. Avete presente le storie, anche un pò complottistiche, di come le aziende di tabacco e le banche siano infiltrate nel governo americano? Ecco succede anche qui, solo che da noi a ricattare la Meloni ci pensano i contadini.

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